lunedì 10 novembre 2008

Ufo e Religione: altro che braccetto... Padre Koch, vicedirettore specola Vaticana, astronomo personale del Papa

“Qui a Castel Gandolfo lavoriamo insieme alla Nasa e ai più grandi osservatori astronomici”

di FRANCA GIANSOLDATI

CITTA’ DEL VATICANO - Studiano nebule, asteroidi, sistemi extrasolari. Vengono consultati regolarmente dalle più grandi agenzie spaziali del mondo, collaborano con la Nasa per far luce sui dischi protoplanetari delle stelle doppie. Oltre al rosario fanno quotidiano uso del telescopio. Sono i dodici astronomi di Papa Ratzinger, una task-force di detective dello spazio alla ricerca di vita nell'universo. Padre Giuseppe Koch, vice direttore della Specola Vaticana, parla dell'attività scientifica dei gesuiti dell'Osservatorio astronomico di Castel Gandolfo. Il prossimo ottobre ospiteranno 200 tra i migliori cervelli al mondo per uno dei più grandi convegni sull'origine delle galassie a disco.

Padre Koch perchè mai il Vaticano si interessa di scoprire se nell'universo ci sono gli extraterrestri?

«Da quasi cent'anni c'è un gruppo di padri gesuiti che si occupa dei diversi campi dell'astronomia; dalla cosmologia, alla classificazione delle stelle, allo studio delle galassie, fino a quello dei satelliti e degli asteroidi. Una attività di osservazione, condotta in sinergia con quella dei più grandi osservatori astronomici, per cercare di capire qualcosa di più sul nostro universo».

Avete capito se ci sono forme di vita su altri pianeti?

«Una delle scoperte più importanti degli ultimi anni, fatta nel 1995 da due astronomi svizzeri, di cui uno, Didier Queloz che ha insegnato nell'ultimo dei nostri workshop estivi, riguarda l'individuazione di una stella simile al sole, nella costellazione di Pegaso, ed un pianeta orbitante intorno a questa stella. Da allora sono continuamente arrivate conferme di altre stelle e pianeti extrasolari. Oggi i pianeti extrasolari scoperti sono 240, una crescita esponenziale che ci fornisce gli strumenti per comprendere meglio l'universo».

Ma c'è o non c'è vita sui pianeti extrasolari scoperti?

«Finora no. Pegasi 51b, per esempio, è un pianeta gassoso di tipo gioviano che nel sistema solare sarebbe ad una distanza di 10 volte quella della terra dal sole. Differentemente da Giove orbita attorno alla sua stella otto volte più vicino di quanto lo sia Mercurio al Sole e con un periodo di rivoluzione di pochi giorni. Su un pianeta di tale tipo è impossibile pensare che possa esserci qualche forma di vita. Ma con più di 200 pianeti, sulle cui caratteristiche già facciamo statistiche, il campo delle possibilità di vita si va ampliando. E poi man mano che passano i giorni si individuano pianeti di dimensioni e massa più simili alla terra. Insomma, non disperiamo».

Allora E.T. potrebbe esistere, l'universo non è vuoto...

«Penso che vi sia la possibilità di rintracciare forme di vita, almeno primordiali. Tuttavia occorre distinguere tra forme embrionali di vita, dalla presenza di vita intelligente, questa ha avuto bisogno di 3,5 mliardi di anni per svilupparsi. L'orizzonte della ricerca attuale prevede che in una ventina d'anni si possa arrivare a determinare degli indizi di presenza di vita embrionale su qualcuno di questi pianeti».

Per gli scienziati quali sono le condizioni necessarie affinché su un pianeta si sviluppino indizi di vita?

«La possibilità dipende non solo dalla massa del pianeta ma dalla sua posizione rispetto alla stella, si parla di zona di abitabilità intorno ad una stella, poi dal tipo di orbita e, ovviamente, dalle condizioni necessarie alla presenza di acqua allo stato liquido».

La sua fede le è mai stata d'intralcio alla sua attività scientifica?

«No. La fede è dono e risposta ad un presentarsi del mistero di Dio. Non può essere ricondotta a una metodologia di carattere quantitativo. Sarebbe costringente alla mente dell'uomo, non rispettosa della nostra libertà».

www.ilmessaggero.it/sfoglia_giornale.php?data=20070719&pag=13&dorso=NAZIONALE&sez=INTERNI&ediz=01_NAZIONALE

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