venerdì 14 novembre 2008

Conclusione: il secondo arrivo del Cristo coinciderebbe con il contatto

Con il termine storia si intende indicare la narrazione e l’interpretazione critica di eventi che appartengono al nostro passato nelle loro reciproche connessioni. E’ chiaro, che il lavoro di ricostruzione delle complesse vicende che compongono il nostro vissuto debba essere necessariamente svolto sulla base dell’interpretazione delle fonti di cui disponiamo, e che possono essere di varia natura. Le più chiare e dirette sono sicuramente quelle scritte, dalle quali lo storico dovrà acquisire quante più notizie possibili, cercando di trascendere le considerazioni soggettive di chi ha riportato i fatti nei documenti che costituiscono l’oggetto del suo studio. Sopperire ad una carenza di documentazione scritta non è impossibile ma richiede, sicuramente, come enuncia L. Febvre in "Problemi di metodo storico", uno "sforzo costante di far parlare le cose mute, far dire loro quel che da sole non dicono sugli uomini e sulle società che le hanno prodotte...".
Da questo tipo di analisi storica sembrano però essere escluse le cosiddette "Sacre Scritture", nei confronti delle quali si tende ad assumere un atteggiamento quasi esclusivamente interpretativo, nonostante la straordinaria ricchezza di informazioni e di particolari in esse contenuti. Questa metodologia lavorativa delinea una chiusura alla possibilità che le esperienze narrate negli scritti sacri possano contenere indicazioni di carattere storico, scevre della mera natura di astrazione fideistica che viene loro conferita. Operando in tal modo non riusciremo mai ad acquisire una visione della realtà nella sua completezza ed a supplire alla mancanza di conoscenze che molti potrebbero definire superflue ma che hanno rivestito, nel corso dell’evoluzione umana, un ruolo non poco importante. E’ stata infatti l’ignoranza che, da sempre, ha permesso la sottomissione prima psicologica e poi fisica che le grandi religioni, in primo luogo quella cattolica, hanno esercitato con il proponimento di estirpare l’eresia. Johan Huizinga, uno dei più importanti storici contemporanei diceva ne "La scienza storica" che lo scopo della storia non è quello di "trarre una utile lezione per un determinato caso che si verificherà nel prossimo futuro, ma trovare un punto fermo nella vita. Rendersi conto, sapere bene dove siamo, determinare la nostra posizione in base a punti di orientamento molto distanti nel tempo...".
Da qui nasce l’assoluta necessità di rileggere le esperienze vissute dai personaggi citati nelle Sacre Scritture in chiave storica allargando così gli ancora limitati orizzonti della nostra conoscenza. Questo implica l’esigenza di riportare le vicende narrate in tali libri nel quotidiano, e di interpretarle secondo i parametri della logicità. Prendiamo ad esempio la nostra Bibbia.
Nell’ Esodo è più volte citata una misteriosa colonna di nube e di fuoco che guidò il popolo eletto fino alla Terra Promessa e all’interno della quale Mosé conversava con Dio. Nel diciannovesimo capitolo leggiamo: "Poi il Signore disse a Mosè: "Ecco, io mi manifesterò a te in una nube caliginosa, affinché il popolo senta che io ti parlo e ti presti fede per sempre" (Esodo 19, 9). "Al terzo giorno, sul far del mattino, incominciarono tuoni e lampi: una densa nube copriva il monte e si udì un suono di tromba fortissimo; e tutto il popolo, che era nell’accampamento, tremava. Mosè fece uscire il popolo fuori del campo, incontro a Dio; e si fermarono ai piedi del monte. Il monte Sinai fumava tutto, perché il Signore vi era sceso in mezzo al fuoco; quel fumo saliva come quello di una fornace, e tutto il monte tremava fortemente" (Esodo 19, 16 - 18). Sempre nell’Esodo è citato l’incontro di Mosè con un angelo che appare all’interno di un roveto ardente: "L’angelo del Signore gli si manifestò in una fiamma di fuoco, in mezzo a un roveto. Mosè osservò che il roveto era tutto una fiamma ardente, ma non si consumava... il Signore... lo chiamò di mezzo al roveto: "Mosè, Mosè!". Egli rispose: "Eccomi!". Allora Dio gli disse: "Non t’avvicinare! Togliti i sandali dai piedi perché il luogo dove stai è terra santa" (Esodo 3, 2 - 5).
Leggendo queste frasi sorge il problema dell’interpretazione storica. Nessuna spiegazione razionale sarebbe infatti in grado di soddisfare appieno la nostra esigenza di oggettività, ed ogni minimo dettaglio sopra riportato sembra innescare in noi un’infinita serie di interrogativi. La risposta a tali quesiti, però, potrebbe celarsi in una affascinante ipotesi che vede Mosè testimone delle attività di creature estranee all’habitat umano e comunque molto più evolute di qualsiasi popolo abitasse in quei tempi il nostro pianeta. Da questo punto di vista la nuvola assume le sembianze di un oggetto volante, il suono di tromba è il rombo di un motore, il fuoco e il fumo gli effetti della combustione del carburante che attiva il sistema di propulsione del veicolo.
Per quanto assurda tale spiegazione possa sembrare, lo è sempre meno di quella che la teologia cattolica rivendica come indiscussa verità: ossia che la nuvola era effettivamente un ammasso di goccioline d’acqua condensata dalla quale uscivano fumo e fiamme e per mezzo della quale Dio raggiunse il monte Sinai. Se questa supposizione fosse ancorata ad un fondamento di verità, allora verrebbe logico pensare che Dio ha completamente abbandonato il nostro pianeta visto che di nuvolette parlanti, oggi, non v’è più alcuna traccia. Esistono invece, e sono sempre più frequenti, le segnalazioni di avvistamenti di oggetti volanti non identificati e le affascinanti testimonianze di quanti affermano di stabilire contatti telepatici e fisici con esseri evoluti provenienti da altri mondi. Molti di questi sostengono addirittura di aver avuto la possibilità di viaggiare a bordo di quelle che il profeta Ezechiele definiva "la Gloria del Signore": "Guardai, ed ecco, sul firmamento che stava sopra il capo dei cherubini, vi era come una pietra di zaffiro, e qualcosa simile ad un trono appariva sopra di loro... Quindi la Gloria del Signore si alzò al di sopra del Cherubino, verso il limitare del Tempio, il quale fu riempito dalla nube e il cortile fu tutto inondato dallo splendore della Gloria del Signore. Il rumore delle ali dei Cherubini giungeva fino al cortile esterno, simile alla voce di Dio onnipotente, quando parla... Io guardai bene, ed ecco, quattro ruote erano a lato dei Cherubini, una ruota a fianco di ciascuno. Allo sguardo le ruote splendevano come il crisolito. Quanto al loro aspetto, tutte e quattro le ruote erano uguali, l’una in mezzo all’altra. Avanzando verso le quattro direzioni, esse avanzavano senza voltarsi, perché si movevano verso la parte dov’era rivolta la testa, senza voltarsi nei loro movimenti. Tutto il loro corpo, il dorso, le mani, le ali e le ruote erano piene di occhi all’intorno; e tutti e quattro avevano ciascuno la propria ruota. E sentii che alle ruote fu dato nome di turbine" (Ezechiele 10, 1 - 13).
Leggendo questi passi, Josef F. Blumrich, un ingegnere della NASA, si incuriosì ed analizzò con sistematicità e metodo scientifico le dichiarazioni del profeta. Sulla base di ogni minimo dettaglio da questi fornito costruì il modello di un’astronave d’atterraggio a reazione nella quale i Cherubini sono le gambe del veicolo, munite di eliche che Ezechiele, non possedendo alcuna cognizione tecnica, chiamava ali (stranamente rumorose). Blumrich prestò particolare attenzione alle ruote del mezzo che ricostruì inserendo dei segmenti in grado di tracciare su se stessi un angolo di 360 gradi. Grazie a questa scoperta l’ingegnere ottenne in data 5 febbraio 1974 il brevetto US - Patent 3.789.947 per le ruote girevoli in ogni direzione.
La teologia cattolica, per contro, in riferimento alle testimonianze fornite dal profeta Ezechiele parla di visioni tralasciando di prendere in considerazione la percezione dei vari rumori, la straordinaria precisione dei dettagli tecnici sopracitati.
Dalla comparazione di queste due interpretazioni appare piuttosto evidente che quella di Blumrich è la più verosimile in quanto presenta elementi concreti, basati, cioè, non su concezioni filosofiche ma su dati oggettivi.
E’ poi stimolante procedere al confronto delle descrizioni di Ezechiele e di Mosè con quelle di altri personaggi biblici. Nel quarto capitolo del libro di Geremia si legge: "Ecco, viene come una nuvola, i suoi carri sono come l’uragano, i suoi cavalli sono più veloci delle aquile" (Geremia 4, 13); Isaia descrive "il Signore, seduto sopra un trono alto ed elevato; le estremità delle sue vesti riempivano il Tempio. Dei Serafini stavano davanti a lui; ciascuno aveva sei ali: con due si coprivano la faccia, con due i piedi e con due volavano... Vibravano gli stipiti delle porte per la voce di colui che gridava, mentre il Tempio si riempiva di fumo" (Isaia 6, 1 - 4). Nel libro dei Numeri è invece riportata la descrizione del Signore che "scese in una colonna di nube, si fermò all’ingresso del Tabernacolo e chiamò Aronne e Maria..." (Numeri 12, 5).
La presenza di queste strane nuvole è piuttosto frequente anche nelle profezie che trattano il ritorno del Cristo e che sono contenute sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento. Il profeta Daniele vide "venire sulle nubi del cielo uno come un Figlio d’Uomo, il quale s’avanzò fino all’Anziano e fu condotto davanti a lui, che gli conferì potere, maestà e regno, sì che tutti i popoli, le nazioni e le genti di ogni lingua lo servivano. Il suo potere è un potere eterno che non passerà, e il suo regno non sarà mai distrutto" (Daniele 7, 13 - 14). Nei versetti a seguire Daniele manifesta un chiaro turbamento a causa delle spaventose visioni alle quali sta assistendo e ciò perché il secondo avvento del Figlio dell’uomo avverrà con potenza e gloria. Ed è proprio un Cristo giustiziere quello descritto da Isaia nella Bibbia: "...Allora la mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi e la sua collera ai suoi nemici. Perché, ecco, il Signore viene col fuoco, il suo carro è come un turbine, per saziare la sua collera con l’incendio e le sue minacce con le fiamme di fuoco. Perché il Signore giudicherà ogni mortale col fuoco e con la spada e molti cadranno sotto i colpi del Signore" (Isaia 66, 14 - 16).
Il ritorno di Gesù - Cristo, quindi, avverrà in contemporanea alla manifestazione massiva delle intelligenze extraterrestri che, da sempre, sono in contatto con Cristo. Dalla lettura dei Vangeli, è facile intuire che il tempo della seconda venuta del Signore è prossimo anche se la data precisa di questo straordinario evento non si conosce perché "il giorno del Signore verrà come il ladro nella notte" (Tessalonicesi 5, 2).
E’ invece chiaramente descritta, anche nell’Apocalisse di Giovanni, la forma in cui tale manifestazione dovrà avvenire: "Poi vidi una nube bianca e sopra la nuvola assiso Uno simile al Figlio dell’uomo, con una corona d’oro in capo e una falce tagliente in mano. Un altro angelo uscì dal Tempio gridando con gran voce a colui che sedeva sopra la nube..." (Apocalisse 14, 14 - 15). E sempre di angeli si parla nel decimo capitolo del medesimo libro: "Poi vidi un altro Angelo potente, che scendeva dal cielo avvolto da una nube; sopra il capo aveva l’iride, il suo volto era come il sole e le gambe come colonne di fuoco" (Apocalisse 10, 1).
Di esempi di questo tipo sono piene le Sacre Scritture e non basterebbe un libro per citarli tutti. Ciò che però più deve colpire è il fatto che questa chiave di lettura consente di comprendere appieno il significato di concetti e descrizioni che altrimenti parrebbero arcane e di difficile interpretazione. Nel "Lexikon für Theologie und Kirche" leggiamo che "in un tempo successivo agli ebrei... era proibita la lettura dei capitoli d’apertura e di chiusura del libro di Ezechiele per via della difficile intelleggibilità". Anche se oggi non viviamo più questo tipo di problema non possiamo trascurare l’aspetto dogmatico che caratterizza le varie istituzioni religiose e che rappresenta, comunque, una limitazione al nostro desiderio di conoscenza. E’ oggi più che mai necessaria una visione totale della complessa storia dell’evoluzione umana affinché la manifestazione della potenza di Cristo non ci trovi impreparati.

JOSEF F. BLUMRICH

Josef F. Blumrich nacque nel 1913 a Steyr, in Austria. Nel 1959 emigrò in America dove assunse la direzione del reparto progettazione della NASA. Grazie alla pubblicazione del suo libro "Da tat sich der Himmel auf", nel quale dimostrò sulla base di calcoli scientifici la natura extraterrestre dei contatti del profeta biblico Ezechiele, divenne famoso in tutto il mondo e partecipò a numerose conferenze. Si occupò, inoltre, dello studio di evidenti segni della presenza aliena nei ritrovamenti archeologici che risalgono all’epoca preistorica. La zecca austriaca ha emesso una medaglia che lo raffigura insieme al modello di astronave da lui disegnato.

Monica Centofanti

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